Respinti all’Ariston. Vol. IV (20 febbraio 2026)

E per il quarto anno consecutivo eccoci qui, strategicamente posizionati nella settimana precedente al Festival di Sanremo, per raccontarvi di chi ha provato a esserci e non ce l’ha fatta: ovviamente si tratta di un piccolo campione (undici brani) in un oceano sterminato di musica, perché se è vero che alla manifestazione, in settantasei anni, hanno preso parte più di 2,000 canzoni, è verosimile credere che quelle proposte ma bocciate siano molte ma molte di più. I numeri però non spiegano tutto: ogni brano infatti porta con sé frammenti di storie, dettagli dell’epoca in cui è stato composto e, secondo il caso, il peso di un oblio immeritato o l’eco di un successo duraturo che ha trasformato l’esclusione dal palcoscenico sanremese in un aneddoto pressoché dimenticato: ed è anche di questo che ci interessa parlare. Come nelle edizioni precedenti, poi, c’è il piacere di viaggiare fra i decenni, ovviamente a passo sostenuto, partendo dagli arrangiamenti orchestrali degli anni ’50 alle esclusioni più recenti, così da toccare con mano, anche se dal punto di vista degli esclusi, l’evoluzione del concetto di canzone italiana.

Questa la scaletta della puntata (l’anno riportato è quello di pubblicazione, non quello di esclusione dal festival):

Gino Latilla, Gli uomini non piangono (1959); Elke Sommer, Ich sage no (Ma ora no) (1965); Giorgio Gaber, Il Riccardo (1969); I Nuovi Angeli, Singapore (1972); Anna Rusticano, Tutto è musica (1979); Gaznevada, Ragazzi dello spazio (1982); Mario Venuti, Veramente (2003); Sir Oliver Skardy, Super skank (2004); Paola Turci, Danza intorno al sole (2010); Roberta Giallo, Ho fatto l’amore per pietà (2025); Tricarico, Sorridiamo (2025).


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